La prima notizia relativa a Carpineto Sinello, un piccolo centro noto per il bel portale della chiesa di S. Michele Arcangelo e soprattutto per il castello ducale che caratterizza il profilo del borgo, è contenuta nel Catalogus Baronum: in questo documento del XII sec. leggiamo infatti che all'epoca era un pheudum ij militum (feudo di due cavalieri) in dominio di Roberto di Monteferrante per concessione di Symon, conte di Sangro.

Non sappiamo se l'occupazione della collina sulla quale sorge il paese attuale, in posizione dominante secondo il classico schema di arroccamento di età medievale, risalisse ad un periodo ancor più remoto, ma di certo abbiamo tracce cospicue di frequentazione antica su entrambi i versanti della valle nella quale scorre il Sinello.

La presenza umana nel territorio di Carpineto è attestata almeno per il VI sec. a.C., come si deduce dalla cronologia attribuita da G. Colonna ad alcuni oggetti ritrovati negli anni '50 in Contrada Policorvo, sul lato sinistro del fiume. In tale zona sono stati infatti rinvenuti un disco da sospensione in bronzo decorato da cerchielli concentrici impressi a punzone, ornamento femminile tipico dell'età arcaica, ed i materiali relativi ad una sepoltura in parte danneggiata dai lavori agricoli che, a giudicare dai vasi in essa contenuti, non può discendere oltre gli inizi del V sec. a.C. La tomba, del tipo a fossa terragna, ospitava un inumato di sesso maschile il cui corredo era costituito da armi (lancia e pugnale) e da diversi oggetti ceramici tra i quali si segnalano la tipica grande olla con quattro anse orizzontali ed un'anforetta a ventre baccellato con due anse bifide.

Più recente è invece un'altra tomba, anch'essa maschile, rinvenuta ad una certa distanza dalla precedente, che conteneva oltre alla solita olla due coppe monoansate di argilla depurata e dipinta e pochi frammenti di un vaso, forse di importazione, ricoperto da una vernice nera brillante.

La frequentazione della zona di Policorvo non si arresta però al periodo italico: dalla stessa area provengono altresì reperti di epoca romana, imperiale e tardo-imperiale, in una continuità di vita attestata dalla presenza della chiesetta di S. Maria ad Sinellum, già diruta nel XVIII sec., nei pressi della quale si era probabilmente sviluppato un piccolo insediamento rurale come dimostrano le numerose tombe/ossari segnalate nelle immediate vicinanze della pieve.

Una situazione simile si è verificata anche sull'altro versante della valle del Sinello, dominato dal massiccio di Monte Sorbo che ospitava, con ogni verosimiglianza, un centro fortificato italico d'altura in gran parte obliterato da strutture di età medievale con funzione forse di avamposto. Anche qui ritroviamo infatti, sulle pendici dello stesso monte, forme di utilizzo del territorio che si adeguano alle diverse condizioni politiche ed economiche succedutesi nel tempo: l'abitato pre-romano in prossimità dei tracciati viari, con le piccole necropoli che sfruttano le aree non coltivabili, e quindi le ville romane di mezza costa e la rioccupazione, in epoca medievale, dei siti italici, con la sovrapposizione delle chiesette rurali spesso direttamente sui luoghi di culto pagani nati nei pressi di sorgenti (Fonte S. Biagio, Fonte S. Nicola).

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